La mia storia felina

Perdo sempre tanto tempo ed energie a rubare il cibo alla Dory, a giocare con Demi e a raccontarvi le mie malefatte che quasi mi stavo dimenticando di raccontarvi l’interessantissimissima storia della mia vita fino ad oggi! O meglio… la storia di come sono finita in questi 80mq di pelo. Ma per arrivarci dovrò raccontarvi tutto… pronti?

La mia storia inizia a San Giovanni Lupatoto, non distante dalla colonia felina del comune gestita da una bipede affettuosa e premurosa di nome Elena. Quel giorno Elena si stava recando dai ragatti vagabondi a salutarli e dare loro le pappe buone quando si è imbattuta in un gruppetto di giovani bipedi che si stavano divertendo a giocare assieme a me. Incuriosita, Elena domanda se io fossi di loro proprietà ma così non era, infatti mi ero solo fermata a socializzare con quei simpatici bambini. Preoccupata che io potessi essermi perduta e venissi stirata da un’auto, senza pensarci troppo mi ha raccolta dalla strada promettendo ai cari giovani che si sarebbe presa cura di me. Assieme decisero di chiamarmi Kitty.

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Elena mi diede una cuccia calda, cibo e Babushino – il peluche che vedete con me in foto e che farà una brutta fine, ma non voglio spoilerare. Era maggio, e la quiete durò poco. Nel giro di qualche giorno mi trovai a dividere lo spazio vitale con tanti gattini, tutti erano stati abbandonati assieme alle loro mamme dentro scatole di cartone. A me piacevano quei micetti eh, ma loro non volevano giocare con me! Passavano le giornate a fare Miiii Miiiiiiiii e a ciucciare le loro mamme.

Era ormai arrivato giugno ed io iniziavo a sentirmi un po’ strettina… non potevo correre, non potevo giocare, e non potevo nemmeno uscire! Ma una sera passò di lì una bipede amica di Elena, odorava di pecora (e poi scoprii il perché) e di quadrupedi puzzoni. Mi stava simpatica! Allora con i miei superpoteri la guardai e le mandai un messaggio subliminale con la forza del pensiero: “Tu mi avrai! Anzi… io ti avrò!” Questa formula potentissima non ha effetto immediato ma ha una percentuale di successo del 100%.

Passò qualche giorno e io sfoderai tutte le tecniche migliori in mio possesso per accelerare i tempi. Iniziai a dimostrarmi insofferente e iperattiva, fingevo di non sopportare più i micetti, di odiare il mondo e di voler scappare all’estero a fare l’artista di strada. Elena, che si stava già mobilitando per trovarmi una casa (senza riuscirci perché ormai avevo 4-5 mesi e non ero più una tigrotta batuffolosa che faceva intenerire i bipedi indecisi), presa dalla stanchezza e dallo sconforto decise di chiedere aiuto alla bipede odorosa di pecora.

“Sono un po’ nella pupù – le disse – e avrei bisogno che tu mi tenessi per qualche giorno uno dei gatti. Potrei lasciarti Kitty?”

LA MAGIA STAVA FUNZIONANDO!!!

Quella sera stessa fui caricata in una grande gabbia e scarrozzata in quello che sarebbe diventato il mio nuovo castello. Quando arrivai fui accolta in modo poco ortodosso da 2 quadrupedi puzzoni (uno di loro, Jed per la precisione, mi rubò Babushino e lo rese prima guercio, poi monco ed infine lo sventrò giocando all’allegro chirurgo) e una felina snob. Più ovviamente la bipede che avevo convinto con la forza del pensiero. All’inizio feci un po’ la matta per dimostrare ad Elena che stavo davvero impazzendo e che quindi aveva fatto bene a portarmi via, ma poi mi calmai e passai la notte assieme alla posh-cat Dorotea.

Il bipede, che era stato tenuto all’oscuro di tutto, mi trovò come una sorpresa quando rientrò dal lavoro.

La mattina dopo mi aveva già cambiato nome battezzandomi Penelope.

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Inutile dire che qui mi trovai talmente bene che cancellai ogni annuncio di adozione che la bipede (e il bipede) mettevano online, boicottando così la mia dipartita dalla reggia.

Poco tempo dopo la quadrupede puzzona (che lavorava le pecore assieme alla bipede) rimase incinta e a settembre nacque quella che sarebbe diventata la mia migliore amica, Demetra.

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Sono stata una ragatta proprio fortunata, e con la mia storia vorrei invogliare tanti bipedi indecisi a prendersi in casa un padrone supremo felino che aspetta il suo turno per potersi sgranchire e affusolare in comodità.

La mia storia spero che sia utile anche alle tante associazioni di bipedi animaliste che si occupano di trovare casa ad altri ragatti vagabondi, ma che spesso scartano le case di bipedi indecisi perché hanno già altri gatti, o hanno quadrupedi puzzoni o peggio ancora hanno il balcone. Se i miei bipedi avessero ricevuto così tante limitazioni ora non sarei qui a raccontarvi la mia superstoria!

Miao e alla prossima,

Penelope

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