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Noi sì che mangiamo da Re… ico!

Se voi, cari lettori, conosceste di persona i nostri bipedi, sapreste che sono delle sottospecie di invasati per l’alimentazione corretta.

Loro si concedono le peggiori schifezze (wurstel, pop corn, patatine, maionese) ma tengono a stecchetto i sottoscritti.

Da quando siamo arrivati in questo zoo cittadino siamo stati nutriti con le crocchette, negli anni ne abbiamo cambiate tante. La più delicata tra noi due è Frida, che se mangia qualcosa di non salutare inizia a fare pupù sciaquerella, avere la congiuntivite, forfora, e nessun maschione vuole più giocare con lei. Ma anche io ho avuto modo di dimostrare il mio malessere nei confronti dell’alimento sbagliato attraverso alito ammazza-vampiri e otite.

Dopo anni e anni di assidue ricerche, buchi nell’acqua e farmaci per curare i vari malannucci, finalmente nelle nostre ciotole è comparso l’alimento che ci fa stare bene e ci rende belli belli in modo assurdo.

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La scelta è arrivata un po’ per caso ed un po’ per esasperazione. Dopo due anni di nutrizione con ottimi risultati, Frida ha partorito la piccola abbaiona difettata e il suo fisico faticava a riprendersi. Il suo pelo cadeva a ciuffi, era opaco e ispido, e la sua silhouette era scheletrica. La bipede aveva ormai deciso di passare alla dieta a crudo (barf, per chi non la conoscesse) ma qualcuno le ha mostrato un’alternativa più pratica.

Una crocchetta che equivalga quasi al 100% alla barf? Può davvero esistere? Certo. E rientra nei prodotti Reico (Vital Systeme). Già in casa ce n’è una di quadrupede che deve mangiare a modo suo – e non vi dico le ansie che vengono ai nostri nonni quando dobbiamo andare da loro per qualche giorno! – se dovessimo nutrirci tutti e tre a bistecche, i bipedi non avrebbero più tempo per vivere.

reico_logo

Carne pressata a freddo, frattaglie, erbe e minerali compongono il nostro attuale cibo – la carne è scelta tra quella destinata ad uso umano ed alcuni mangimi hanno addirittura la certificazione bio (ammazzaoh!). Il tutto in bocconcini croccanti che hanno una qualità da non sottovalutare: le crocchette una volta bagnate non si gonfiano, ma si sciolgono. Può sembrare una cavolata ma credeteci, questa peculiarità le rende adatte anche ai quadrupedi predisposti alla torsione dello stomaco.

Frida si è trangugiata anche un integratore per il pelo – sempre prodotto dalla ditta Tedesca – e dopo un paio di mesi di trattamento è tornata ad essere la meravigliosa gnocca che ogni maschione vorrebbe!

I bipedi stanno valutando di passare a questo alimento anche per le gattacce malefiche, che per ora mangiano umido preparato in casa e qualche crocchetta qua e là… vedremo, vi terremo aggiornati!

Un bau fascinoso e una zampata amichevole,

Jed & Frida

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Il mio metodo contro il caldo

Ohhhhh lettori miei carissimi… che caldo c’è!?!?!?

Qui nella magione siamo tutti spiaggiati. I quadrupedi canidi si rintanano sotto al letto, la principessa Dory si appropria delle zone più arieggiate della casa, e a me cosa rimane? Ditemelo, cosa resta a questa povera gattina grigetta?

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Ma io non mi faccio perdere d’animo. Sono andata – con l’aiuto della bipede – a cercare rimedi efficaci per contrastare la canicola, e voglio condividere con voi la somma sapienza acquisita.

Sotto consiglio del guru giapponese Maestro Schifou ho messo in pratica la posizione mistica del gatto spiaggiato, mossa letale contro il caldo. Grazie al duro allenamento e con pratica costante finalmente ho raggiunto uno dei livelli più alti di questa disciplina, guadagnandomi il ragguardevole titolo di

KUNG-FU PANZA!

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Sono molto soddisfatta ed orgogliosa per questo traguardo, ora sono pronta a dedicare tutte le energie (che riesco parsimoniosamente a conservare) alla distruzione al balzo della zanzara!

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Miao a tutti,

Penelope

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La mia storia felina

Perdo sempre tanto tempo ed energie a rubare il cibo alla Dory, a giocare con Demi e a raccontarvi le mie malefatte che quasi mi stavo dimenticando di raccontarvi l’interessantissimissima storia della mia vita fino ad oggi! O meglio… la storia di come sono finita in questi 80mq di pelo. Ma per arrivarci dovrò raccontarvi tutto… pronti?

La mia storia inizia a San Giovanni Lupatoto, non distante dalla colonia felina del comune gestita da una bipede affettuosa e premurosa di nome Elena. Quel giorno Elena si stava recando dai ragatti vagabondi a salutarli e dare loro le pappe buone quando si è imbattuta in un gruppetto di giovani bipedi che si stavano divertendo a giocare assieme a me. Incuriosita, Elena domanda se io fossi di loro proprietà ma così non era, infatti mi ero solo fermata a socializzare con quei simpatici bambini. Preoccupata che io potessi essermi perduta e venissi stirata da un’auto, senza pensarci troppo mi ha raccolta dalla strada promettendo ai cari giovani che si sarebbe presa cura di me. Assieme decisero di chiamarmi Kitty.

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Elena mi diede una cuccia calda, cibo e Babushino – il peluche che vedete con me in foto e che farà una brutta fine, ma non voglio spoilerare. Era maggio, e la quiete durò poco. Nel giro di qualche giorno mi trovai a dividere lo spazio vitale con tanti gattini, tutti erano stati abbandonati assieme alle loro mamme dentro scatole di cartone. A me piacevano quei micetti eh, ma loro non volevano giocare con me! Passavano le giornate a fare Miiii Miiiiiiiii e a ciucciare le loro mamme.

Era ormai arrivato giugno ed io iniziavo a sentirmi un po’ strettina… non potevo correre, non potevo giocare, e non potevo nemmeno uscire! Ma una sera passò di lì una bipede amica di Elena, odorava di pecora (e poi scoprii il perché) e di quadrupedi puzzoni. Mi stava simpatica! Allora con i miei superpoteri la guardai e le mandai un messaggio subliminale con la forza del pensiero: “Tu mi avrai! Anzi… io ti avrò!” Questa formula potentissima non ha effetto immediato ma ha una percentuale di successo del 100%.

Passò qualche giorno e io sfoderai tutte le tecniche migliori in mio possesso per accelerare i tempi. Iniziai a dimostrarmi insofferente e iperattiva, fingevo di non sopportare più i micetti, di odiare il mondo e di voler scappare all’estero a fare l’artista di strada. Elena, che si stava già mobilitando per trovarmi una casa (senza riuscirci perché ormai avevo 4-5 mesi e non ero più una tigrotta batuffolosa che faceva intenerire i bipedi indecisi), presa dalla stanchezza e dallo sconforto decise di chiedere aiuto alla bipede odorosa di pecora.

“Sono un po’ nella pupù – le disse – e avrei bisogno che tu mi tenessi per qualche giorno uno dei gatti. Potrei lasciarti Kitty?”

LA MAGIA STAVA FUNZIONANDO!!!

Quella sera stessa fui caricata in una grande gabbia e scarrozzata in quello che sarebbe diventato il mio nuovo castello. Quando arrivai fui accolta in modo poco ortodosso da 2 quadrupedi puzzoni (uno di loro, Jed per la precisione, mi rubò Babushino e lo rese prima guercio, poi monco ed infine lo sventrò giocando all’allegro chirurgo) e una felina snob. Più ovviamente la bipede che avevo convinto con la forza del pensiero. All’inizio feci un po’ la matta per dimostrare ad Elena che stavo davvero impazzendo e che quindi aveva fatto bene a portarmi via, ma poi mi calmai e passai la notte assieme alla posh-cat Dorotea.

Il bipede, che era stato tenuto all’oscuro di tutto, mi trovò come una sorpresa quando rientrò dal lavoro.

La mattina dopo mi aveva già cambiato nome battezzandomi Penelope.

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Inutile dire che qui mi trovai talmente bene che cancellai ogni annuncio di adozione che la bipede (e il bipede) mettevano online, boicottando così la mia dipartita dalla reggia.

Poco tempo dopo la quadrupede puzzona (che lavorava le pecore assieme alla bipede) rimase incinta e a settembre nacque quella che sarebbe diventata la mia migliore amica, Demetra.

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Sono stata una ragatta proprio fortunata, e con la mia storia vorrei invogliare tanti bipedi indecisi a prendersi in casa un padrone supremo felino che aspetta il suo turno per potersi sgranchire e affusolare in comodità.

La mia storia spero che sia utile anche alle tante associazioni di bipedi animaliste che si occupano di trovare casa ad altri ragatti vagabondi, ma che spesso scartano le case di bipedi indecisi perché hanno già altri gatti, o hanno quadrupedi puzzoni o peggio ancora hanno il balcone. Se i miei bipedi avessero ricevuto così tante limitazioni ora non sarei qui a raccontarvi la mia superstoria!

Miao e alla prossima,

Penelope

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La dieta ingiusta

Miao miei cari sudditi lettori.

Qui è la principessa di casa che vi parla. Dopo settimane di angherie e soprusi ho deciso di parlare e denunciare la disastrosa situazione che si sta presentando ai danni della vostra affezionatissima.

Dopo aver ricevuto dai bipedi l’infausto trattamento della chiusura delle sacre ovaie imperiali feline, ho preso qualche chiletto… niente di che a dirla tutta, a confronto con l’altra gatta di casa sono rimasta un figurino degno di Coco Chanel.

Ma questo non ha impedito ai due rintronati bipedi di casa di decidere per me la dieta che avrei dovuto seguire. Così in quattro e quattr’otto hanno iniziato a propinarci delle crocchette leggere dal sapore sublime, forse troppo!

Io che sono una vera signorina elegante educata e composta evito di avventarmi sulla ciotola per sbafarmi il contenuto in un nanosecondo con tanto di eruttazione finale di goduria, ma anzi mastico ogni delizioso bocconcino almeno trentatré volte e tra una boccata e l’altra mi pulisco bene le vibrisse.

L’altra felina di casa invece non fa così. No. Lei è una vergogna per la nostra specie superiormente elevata. Non bastava che familiarizzasse con i quadrupedi puzzolenti e concedesse la sua fiducia ad ogni bipede che entra nella reggia. No. Non bastava che mostrasse la sua regale pancia a destra e a manca vendendosi come una comunissima gattaccia scostumata. No. Doveva dare ancora una volta il meglio di sé a tavola. Penny è il decadimento sociale della specie felina!

penny

Implora la bipede come se non mangiasse da mesi e la stalkera finché la povera malcapitata non si decide a riempire la ciotola. A quel punto ci si fionda sopra e in pochi istanti spazzola tutto. E per tutto intendo anche la mia razione!!!

Quindi a questo punto io mio domando e chiedo: ma perché comprare un cibo leggero che dovrebbe giovare alla nostra affusolata linea quando la gatta-scrofa rimane grassa come un cinghiale (tanto da essersi guadagnata il nomignolo di Cicciopenny) e io invece patisco la fame?

Dory

 

Sono basita.

Qualcuno faccia qualcosa, sento che le forze mi stanno abbandonando assieme alla mia supremazia!

Dorotea

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Memorie di un cucco

Bau… bau… bau a tuuutti…

Avrete già sentito parlare di me. Io sono Jed, Jed il bello, Jed il cucco, Jedino, Jedeone. Io sono l’essenza del cane. Io sono il cane che tutti vorrebbero avere. Io sono il cane che non sa aprire le porte. Io sono il cane che fissa i muri. Io sono il cane che lecca in modo compulsivo per ore dituttoedipiù. Io sono il cane “vecchio” grazie al mio pelo grigio. Io sono il cane David Bowie per via del mio occhio di ghiaccio.

Peccato che David Bowie non abbia gli occhi diversi, ma solo una pupilla dilatata. Io ho gli occhi alla Jane Seymour, anche se questo confronto potrebbe togliermi un po’ di virilità. Quella poca che mi è rimasta da quando il caro buon vecchio Vet mi ha reciso le palline.

Vi ho mai raccontato come sono approdato in questo zoo? Ah no? Direi che è il caso di rimediare!

Era il lontano ma non troppo 2011, io all’epoca avevo un anno e mi divertivo a fare il galletto con le cagnoline della corte dove vivevo, nella campagna Bergamasca. Ogni tanto uscivo a far bisboccia con il mio amico Toby, il Border Collie braccio destro del mio padrone nonché padre di colei che di lì a poco sarebbe diventata la mia nuova padrona suprema: Frida. Con Frida da cucciolo avevo condiviso la cuccia, spiccavo leggermente nella “nidiata” tra tutti quei topini piccini picciò!

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Le giornate passavano all’insegna del divertimento, correvo come un pazzo di qua e di là, abbaiavo alle mucche e se l’euforia prendeva il sopravvento anziché aiutare il mio padrone a tenerle ferme nella stalla, le pinzavo e le agitavo. In pratica, vivevo in un perenne stato di sbronza colossale. Quando mi calava la stanchezza andavo dalla mia padrona bipede a farmi coccolare finché il mio pelo non diventava lucido e setoso.

Toby ipnotizza la mucca mentre io le faccio un piercing

Toby ipnotizza la mucca mentre io le faccio un piercing

Ero un cane felice, ma non ero un cane gestito. Per un po’ ti può piacere vive allo sbando ma prima o poi qualcosa va storto e tu sei costretto a darti una regolata. Quel momento è arrivato anche per me, nell’estate del 2011.

Il mio padrone e la mia padrona erano piuttosto preoccupati, non sapevo come fare per arginare il mio carattere che stava diventando sempre più prepotente e sempre più aggressivo. Ero nella fase balla-cattiva, per catalogarla in termini bipedeschi.

Così, parlando con i bipedi padroni di Frida – questi cagnari sono tutti amici tra loro – hanno deciso di affidarmi a loro, almeno per un po’, per vedere se con una guida più presente e costante io avrei iniziato a rigar dritto.

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Beh, non è che io ne fossi felice. Ero in un mix di sensazioni tra il furibondo, lo spaventato e il disorientato. Mi hanno caricato in auto e siamo partiti. Già allora il bipede non aveva una guida propriamente ortodossa, e dato che a parlare ancora non sono capace mi sono fatto sentire in un altro modo, ovvero vomitando ripetutamente nel trasportino. Quel viaggio è durato ore, ogni volta che l’auto ripartiva a me si girava lo stomaco – e lo giuro, quel giorno non avevo fatto aperitivo.

Una volta giunto a destinazione, mi hanno fatto scendere dall’abitacolo e mi sono trovato davanti un panorama insolito: auto? cose con 2 ruote e bipedi sopra? cani… cani! Cani??? Con la corda al collo??? Bipedi. Bipedi ovunque. Bipedi grandi, piccoli, grigi. Rumori, odori…

MA CHE OOOOOH COS’E’ QUESTO POSTO???

Io mica mi sono fidato eh, no nossignore! Col cavolo che mi rilasso in questo inferno! Appena i bipedi mi hanno lasciato libero in quello che poi scoprii essere il loro appartamento nonché la mia nuova casa, ho finalmente dato sollievo ai miei sfinteri. OOOOOOOOOOOOOOHHHHHHHHHHHHHHHHH!!!

Di lì a poco è iniziata la mia vita cittadina, fatta di regole e di routine, cose da vecchi voi direte – e in effetti avete ragione. Ogni giorno cammino pavoneggiandomi accanto ai miei bipedi ricevendo miriadi di complimenti, qualcuno si ferma per domandare quanto sono vecchio, ma la stragrande maggioranza delle persone resta affascinata dal mio occhio bello bello in modo assurdo.

“Ma guarda! Ha un occhio per sorte! Come mai?” chiedono stupiti. “Sa signora, – risponde il mio bipede ganzo – due occhi azzurri costavano troppo!”

So’ troppo er più ficco!

Beato tra le cagne, in mezzo a Babù e Frida

Beato tra le cagne, in mezzo a Babù e Frida

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Stanchezza infinita!

Non potete immaginare quanto sia faticoso essere ridotte a fare 3 passeggiate al giorno e, per il resto della giornata, sorvegliare le due feline pazze – se hanno a disposizione un cartone il gioco è fatto – e la mia piccola peste. Le voglio bene eh, ma a volte è davvero una rompiscatole! Io però dall’alto dei miei 4 anni d’età ci gioco sempre volentieri, e quando mi è possibile mi dedico al caro vecchio nonnismo, rubandole i giochi e gli ossi che gustosamente rosicchia.

Prima di diventare mamma passavo molto più tempo con altri cani e spesso andavo anche a radunare le pecore, mi piaceva soprattutto perché facevo arrabbiare il bipede che si è innalzato a mio istruttore (tzé, illuso!). Adesso però, per ordine perentorio di non uno ma bensì due veterinari devo stare attenta a dove metto le zampe, per proteggere la mia piccolina da possibili malattie.

Eh, ai miei tempi! Quando ero l’unica indiscussa principessa di casa… quando la cuccia era solo mia, quando gli ossi erano una mia esclusiva e quando i bipedi non avevano occhi che per me… un po’ mi manca quel periodo.

Negli anni questo zoo chiamato curiosamente “casa” si è ampliato notevolmente, ma sono sempre riuscita ad ottenere un trattamento di favore, specie dalla bipede, infatuata di me manco fossi un biscotto ricoperto di cioccolato al latte!

Ma la verità è che io adoro la mia bipede, la amo sopra ad ogni cosa. Quando sono vicina a lei mi sento unica e speciale.

ATTENZIONE, E’ LA BIPEDE CHE STA SCRIVENDO SOTTO MIA BATTITURA E TEMO STIA SMIELENSANDO UN TANTINO QUESTO POST!!!

Ed ora, dopo aver passato la giornata a festeggiare il fratello della bipede (auguri fratellone!!!) e aver camminato tanto assieme a quel cucco di Jed e alla nostra mica Pera, mi riposo sul mio divano, accoccolata tra il poggiabracci e il deretano della bipede.

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Una storia che puzza!

Questa sera ci siamo messe d’impegno io e la canide Demetra per far impazzire la bipede… siamo state davvero brave eh eh!

Prima di partire con il racconto, devo farvi un preambolo su di me. Io amo tutto quello che di cartaceo entra nel water. Appena sento la tavoletta alzarsi, mollo qualsiasi cosa stia facendo e mi fiondo sul bidet, candida altura dalla quale godo di una speciale posizione strategica ideale per acchiappare le cose di carta che i bipedi stupidamente buttano nel wc (ma se sanno che mi piacciono tanto, perché le gettano via? Mah.).

Ecco, ora possiamo cominciare.

La mia amica Demetra come sapete è ancora giovane e inesperta e, per quanto io tenti di portarla sulla strada della lettiera, lei proprio non ne vuol sapere e continua a lasciare le sue puzzette in giro per casa. Dorotea spesso raspa attorno a loro per coprirle, ma la snob ancora non ha capito che il marmo di muoversi e coprirle proprio non ne vuol sapere. Quando la bipede questa sera ha trovato l’oscuro ricordino in ingresso, ha preso un pezzetto di carta igienica, ha raccolto, e si è diretta in bagno dove… HA ALZATO LA TAVOLETTA!

Neanche bisogno di dirlo, come un missile mi sono scaraventata sul bidet, noncurante del fatto di aver accidentalmente pestato un altro oscuro ricordino, che la mia amica aveva lasciato in bagno (vicino alla lettiera, allora sta imparando!). Non capisco perché la bipede si sia scaldata tanto, si è messa a urlare “Pegnàlopio! Penny Lane! Penelòpeti! Zio fagiano brutta gattaccia penelopiòsa fermati!”… io per non saper né leggere né scrivere  – potete biasimarmi? sono ancora una gatta giovane, c’è tempo per la filosofia – mi sono messa a zompettare per tutto il bagno per scappare alla sua furia.

Poi qualcosa mi ha acchiappato il coppino e qualcos’altro mi ha strofinato le zampette. Poi sono tornata ad essere liiibera e così, abbandonati i sogni di gloria da acchiappatrice-di-carte mi sono data al parkour, sport che mi ha insegnato il fratello della bipede, un tipo ficco!

Ora, mi godo il meritato riposo…

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A presto!

Penelope